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La Storia Santa Elena La Croce
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La Storia di Sant'Elena |
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Il territorio Comunale di Sant'Elena fa parte di quella
fascia marginale della Bassa Padovana interessata alle grandi opere di
bonifica del sistema idrico del "500.
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Madre dell'Imperatore Costantino I il
Grande, è venerata come santa sia nella chiesa latina che in quella greca.
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Tornata a Roma, Elena depositò nel proprio oratorio privato del palazzo Sessoriano, poi trasformato nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, una parte del patibolo di Cristo, il titolo che lo contrassegnò, uno o due chiodi, una parte della Santa Corona di spine e il braccio trasversale della croce di Disma, il Buon ladrone. L'imperatrice inviò un'altra parte del Santo Legno a suo figlio, a Costantinopoli, mentre la maggior parte fu lasciata a Gerusalemme, in un astuccio d'oro, d'argento e pietre preziose. La prima a segnalarne la presenza, avendolo personalmente venerato durante le funzioni del Venerdì Santo, fu alla fine del IV secolo la pellegrina Egeria, aggiungendo che esso veniva fatto baciare ai fedeli sotto stretta sorveglianza, nel timore che, come già era avvenuto, qualcuno tentasse di staccarne delle parti con i denti. Nel 625 il re Cosroe II, in lotta con gli imperatori bizantini, espugnò Gerusalemme e trasportò in Persia tutti i suoi tesori, tra cui la Vera Croce. Eraclio parti immediatamente al suo recupero, e debellate con una rapida avanzata le armate nemiche chiese ed ottenne, come prima condizione di pace, l'immediata riconsegna della reliquia. Nel 628 essa fu trionfalmente traslata a Costantinopoli e reinsediata a Gerusalemme l'anno successivo, dove rimase per tutto l'alto medioevo, a parte qualche sporadico nuovo trasferimento nella capitale bizantina, imposto da motivi di sicurezza. Secondo Sant'Ambrogio, contestualmente alla Croce, Sant'Elena
"cercò i chiodi con i quali fu crocifisso il Signore, e li trovò.
Da uno di essi fece ricavare un morso, l'altro lo inserì in un diadema;
uno lo fece servire a scopo di ornamento, l'altro a scopo di pietà (...).
Mandò pertanto al figlio Costantino il diadema tempestato di gemme,
tenute insieme dalla gemma ben più preziosa della Croce della divina
redenzione, legata al metallo, e gli mandò anche il morso. Costantino li
usò entrambi, e trasmise la propria fede ai successori". Tratto da M.DADEA "S'Elena imperatrice e alcune reliquie della Passione di Cristo venerate in Sardegna" in "Sant'Elena Imperatrice nella Fede e nell'Arte, |